sabato 29 gennaio 2011

green hornet

ovvero programmi radiofonici di 75 anni fa
perchè non c'è più niente da inventare
e non ci sono più gli eroi di una volta

e non esistono più le mezze stagioni

domenica 23 gennaio 2011

giovedì 20 gennaio 2011

mercoledì 5 gennaio 2011

l'AMORE è un MOSTRO

Avete letto Melissa P. o “non ti muovere” della Mazzantini e adesso odiate le donne e pensate che siano inutili, ma volete curarvi? Questo romanzo è la soluzione, e ve lo spiegherò svelando il suo più grande colpo di scena, ovvero che Carol Topolski, lo scrittore, è in realtà una scrittrice con un nome in una lingua che non conosco, e ha scritto un libro. Bello davvero.

Ok, effettivamente non ci sono grosse sorprese, sarà perché il libro tratta di un infanticidio commesso dai genitori della vittima, pratica abbastanza diffusa globalmente su cui è già stato versato tanto [troppo] inchiostro, ma questo libro è davvero ganzo. Parla d’amore? No, cioè, parla anche di persone innamorate e di varie forme d’amore [uomo-donna, uomo-uomo, uomo-bambino, donna-piante…], ma parla soprattutto delle persone, anzi, ATTRAVERSO le persone, ed è questa la figata. Buona parte del libro ci permette di scoprire i retroscena dell’infanticidio immersi in una stasi temporale dove prendono parola i personaggi che in qualche modo ruotano intorno all’evento: parlano familiari alienati, vicini impiccioni, poliziotti sensibili, i colpevoli, gli amici, i magistrati e ognuno, raccontando la propria implicazione, svela se stesso con una profondità e una precisione incredibili [toh, guarda caso l’autrice è una psicoterapeuta]. Nell’ultima parte compare la “quarta” dimensione narrativa e la vicenda va avanti con i genitori killer processati e imprigionati, ma la situazione si surrealizza e sfugge leggermente dalle mani della scrittrice, tanto che il finale traballa un po’. Perdonata comunque. Si esce dalla lettura con delle consapevolezze in più su quello che si muove negli esseri umani e in noi, siamo stati costretti a farci delle domande e a formulare dei giudizi che si rivelano inevitabilmente parziali, siamo meno sicuri e più sensibili. E questo grazie a una donna.

Un libro per chi legge i giornali e pensa di saperla lunga, un libro per chi pensa di essere buono, un libro per chi è innamorato o non lo è mai stato.



martedì 4 gennaio 2011

DENTRO

Molto carina. Sarà sui trent’anni, ha un filo di trucco più del necessario e quando sorride le rughe intorno agli occhi tendono ad ispessirsi. E mi entra dentro con un trapano. Non è cattiva, gliel’ho chiesto io, pensavo che sarebbe stato giusto farlo, e adesso sono fermo sotto di lei mentre intorno schizzano sangue e pezzettini di carne, e ci starei ripensando. Lei mi guarda con i suoi occhiali enormi ma non sorride più, sembra molto assorta. Provo a concentrarmi sulla luce che ci pende sopra, è grande e gialla e mi fa stare bene. Guardo le mani di lei che si muovono esperte con il trapano in mano, deve averlo fatto altre volte, ma non riesco a pensare alle altre persone che si sono fatte fare questo. Beh, ad essere sincero fin qui non è stato così terribile, non come quando arriva alle ossa e inizia a girarci intorno con quella sua punta che affonda, struscia, leviga, buca, vibra, e le vibrazioni mi si diffondono lungo tutto le scheletro, facendo vibrare anche me. Il trapano gira e lei forse si sta divertendo, non capisco, non più, mi sto sconnettendo, lei affonda e io affondo. Ho ancora gli occhiali che lentamente mi offuscano il campo visivo di sfumature dense. Torno a fissarmi su di lei, sui guanti in lattice, li ha messi per non sporcarsi troppo; le sue dita dentro di me, in profondità. A un certo punto smette, spegne il trapano, e mentirei se dicessi che non provo sollievo. È qui che tira fuori il gancio: è piccolo ma abbastanza affilato, infilza nelle ossa e strappa via dei pezzettini, infilza e strappa, e poi con la punta gratta, gratta, gratta, lo stesso suono di una grattugia su un sasso sensibile. Schegge che mi si spargono addosso e intorno, basta, non è più divertente, è troppo vicina al mio sistema nervoso che quasi mi solletica, è strano ma mi viene da sorridere, sono andato. Provo a inghiottire per scaricare la tensione, è più difficile di quanto mi ricordassi e ho in bocca un sapore schifoso, e allora sputo un bolo di muco, sangue e pezzi di altra roba. Lei si ferma un attimo e mi offre da bere, ma io non ce la faccio a buttare giù e sputo ancora, ho la nausea, quasi vomito. Lei riparte, ha cambiato ancora, mi sta guardando dentro con una torcia e spazzolando le ossa, le setole sembrano aghi che si infilano in ogni pertugio che mi ha aperto dentro. Ancora una volta mi focalizzo sulle sue mani, riesco a vedere la trama del lattice, i leggeri rigonfiamenti plastici che brillano sotto la luce artificiale. Si alza, posa i suoi attrezzi e mi fa ingoiare un fluido trasparente denso e amaro, mi ordina di tenerlo in bocca. Io obbedisco e resto lì, paralizzato, sperando che tutto questo finisca presto, non voglio che succeda più ma so che accadrà ancora. Lei mi guarda, è davvero carina, cosa non si farebbe per una donna così.

- … e si ricordi di lavare i denti tre volte al giorno, e di usare il filo interdentale.

- D’accordo.

- Bene, allora fanno 320 euro.

- … ehm … posso riavere indietro il tartaro?

lunedì 3 gennaio 2011

Buoni [s]Propositi per il 2011

Uscire dallo stadio vegetale cercando di evitare quello minerale.
Andarmene da casa e restarmene via finché non dovrò di nuovo farmi cambiare i pannolini.
Trovare un lavoro che mi piaccia, mi realizzi, mi faccia guadagnare bene e conoscere gente stimolante. Oppure trovare un lavoro di merda qualunque tanto basta sopravvivere. Oppure restare un borghesotto disoccupato e mantenuto.
Conoscere la donna della mia vita. Le donne della mia vita. Insomma, scopare un sacco.
Recuperare i soldi che ho lasciato a Londra. In alternativa fare una rapina in banca e morire nella sparatoria insieme alla mia arma giocattolo.
Comprare una maschera antigas vera per puro feticismo.
NON andare al ristorante. Mai.
Dimostrare ai miei amici che voglio loro molto bene, anche quando non vado al ristorante.
Completare un CD di musica sostanzialmente bruttina facendolo sembrare qualcosa di professionale.
Uscire dai confini nazionali almeno una volta.
Sorprendermi.
BU!
HEY! Mi hai spaventato…
Smetterla di deprimermi random adducendo motivazioni egoistiche poco plausibili.
Disegnare. Ancora di più. Bene. Meglio.
Essere violentemente sincero. Oppure avere le idee chiare. Non lo so ancora.
Togliere le notifiche mail di facebook e preparare dei buoni felafel.
Smettere di fare cose tendenzialmente inutili tipo le liste dei buoni propositi quando non ne ho più voglia.
BU!
T’AMMAZZO!

Buon anno!