venerdì 15 agosto 2008

una STORIA TRISTE

Non è facile raccontare la storia di due entità di sesso femminile, innanzitutto per la mia esuberante villosità e le conseguenti difficoltà respiratorie; poi per la mia impostazione psichica, in cui spesso ma non sempre penso che sia una retta il modo più veloce di congiungere due punti tra loro, non un ramo d’iperbole tendente all’infinito in caduta libera sull’asse sintagmatico tridimensionale; da non dimenticare poi l’estroversione del mio organo sessuale, l’odore di sudore dopo la bicicletta, la tendenza alle calvizie, i rapporti spesso forzatamente triviali con gli amici, l’incapacità di godere di una sbornia nel passare dallo stato di sobrietà al coma in meno di un sorso e mille altri ameni particolari che mi definiscono uomo con le sue limitazioni e agevolazioni, tipo poter orinare in piedi.
Le persone di cui parlo sono due sorelle dai caratteri forti e diversi tra loro, creature generate dallo stesso uovo inseminato che nel crescere mutano forma e definiscono le loro personalità. La più vecchia, definita così per aver trovato prima dell’altra l’uscita dalle viscere materne, è Miss Nist Ogy: questa odia se stessa, la sorella e tutte coloro si macchino del peccato di far parte di quel genere definito da una doppia X sul corredo cromosomico; non ha sviluppato questo sentimento per motivi apparenti, sembra sia inscritto in lei dalla nascita, e questo la fa soffrire senza requie. Sorella giovane di Nist è Miss Stand Under: questa non capisce la sorella, ne se stessa, ne qualunque altra cosa al mondo necessiti l’uso dell’ormai atrofizzato prosencefalo; la sua tarda incapacità ugualmente la rappresenta da sempre, e solo a stento è riuscita a imparare l’uso della lingua e dei principali indispensabili movimenti senza i quali, aimè, la storia non andrebbe avanti, così come la vita di lei, che durerà comunque solo poche pagine.
Le due condividono la dimora dei non più presenti genitori, da cui si sono spartite i cognomi: Apol Ogy la madre, che fino in punto di morte si scusò per la propria vita vanificata nell’aver generato persone tali, e Taker Under il padre, che seppellì la moglie e poi se stesso in un impeto di contiguità semantica.
È in un giorno di pioggia intriso di grigio che Nist ragiona così:
- Che schifo la condizione in cui ci troviamo! Guardami sorella e osservati in me riflessa, distogli l’attenzione da quegli specchi mendaci e dalle cianfrusaglie con cui illudi il tuo corpo: guarda come la nostra carne si disgrega lenta e inesorabile, osserva le valigie che porto sotto gli occhi, il rovesciato sorriso teso tra la pelle delle guance avvizzite, come i seni si accasciano flaccidi mentre il tempo ci consuma. Ho atteso invano in tutti questi anni che la bellezza mi distogliesse da pensieri funesti, mi aspettavo di poter sciogliere ogni preoccupazione ancorandomi a un valore effimero, ma pur sempre intriso di un potere devastante, una forza che difatti ha spezzato gli uomini più forti e furbi della storia, costringendoli alla più umile sudditanza, necessaria per ottenere ciò che più bramavano nelle giovani amanti. Ho pensato che ridurre in schiavitù psicologica un essere umano opposto semplicemente dalla sottile linea della sessualità mi avrebbe donato la pace, avrebbe indotto una metamorfosi irreversibile nelle mie masochistiche convinzioni. E invece abbiamo perso ormai quella giovanile bellezza che ci avvolgeva pochi minuti fa, e in modo sempre più disgustoso ci ridurremo - esagera sempre Nist.
- Ma cosa dici? - risponde con un sorriso leggero Stand, che non potendo chiedere mai aiuto al cervello nell’ascoltare la sorella, si perde spesso tra i cosmetici testati su animali e bambini poveri.
- Dico che siamo destinate ad avvizzire come le susine che diventano prugne - e la similitudine coglie in fallo Stand, che non può rifiutarsi di capire ed emette un lamento languido:
- Oh no! Questo vuol dire che mi crescerà il picciolo, diverrò violacea e cadrò spesso dagli alberi… - Nist è già sul punto di trafiggere Stand con il ferro da stiro, ma si trattiene inveendo contro la natura che la opprime e ne ferma i gesti con la naturale femminile gentilezza, e per distrarre i pensieri si affaccia alla finestra che da sulla strada: osserva il vuoto di gente a tratti interrotto dalla fuga di individui sconvolti dalla crescente umidità dell’aria e dal peso del proprio corpo spugnoso che aumenta di volume. Guarda, persa nei suoi pensieri zeppi di rancore nei confronti di un umanità che a stento la comprende, e per la via appare un uomo, passeggiando lentamente si lascia lambire dalla pioggia, che invece di inzupparlo lo rende ancora più leggero, facendolo scorrere tra i ciottoli del marciapiede. Le altre figure in strada sembrano, nelle loro corse, cercare quanto possono di avvicinarsi a lui per poi fuggire doppiamente veloci lontano da questa austera, affascinante personalità materializzate in un corpo invidiabile. Nist è come pietrificata, per un breve lasso di tempo nessun pensiero la sfiora, e quando un po’ si riprende è l’immagine ideale di lui che le intorpidisce le membra, la accarezza lisciandone la pelle, rimettendo in sesto i seni, facendo per la prima volta comparire un sorriso che non sia per cinismo, ma pura passione e trasporto, tensione umana che precede l’innamoramento.
- Lui deve avere proprio un bel picciolo - è Stand che parla, arrivata silenziosa vicino a Nist per contemplare questo desiderio che cammina loro innanzi.
- Invitiamolo a entrare, sarà tutto bagnato - osserva Stand, e Nist si distrae un attimo a pensare quale favilla si sia accesa nella sorella, che così velocemente riesce a unire una causa temporalesca al suo più probabile effetto idratante; per la prima volta si ritrova ad essere d’accordo con lei, nonostante possa intravedere nella svampita Stand qualcosa di analogo al suo sentimento. Ma non ritiene quello il momento migliore per indagare la qualità di vita all’interno della sorella e, preso il k-way di latex, escono.
L’uomo sta ancora camminando, con lo sguardo perso davanti a se procede facendo finta di non accorgersi delle due persone che gli stanno arrivando incontro; quando la mano di una delle due si posa sulla sua spalla è con un sorriso benevolo che si gira, senza fiatare, aspettando che siano loro a proferire parola. Nist è piuttosto imbarazzata, tutti i ragionamenti fatti fino a questo momento non la soccorrono per giustificare quel gesto apparentemente insensato, e Stand la soccorre, inconsapevolmente:
- Buon giorno signore, che splendida giornata oggi per stare in casa, non trova? - leggera, Stand parla con il candore di chi non ha mai dovuto fare sforzo alcuno nella vita.
- Meravigliosa come dite, se si ha dimora. Ma si da il caso che abbia lasciato la mia per sempre, e mi trovi quindi alla ricerca di un tetto - affabile, si direbbe quasi malizioso se non fosse di modi così gentili.
- Il nostro è molto in alto, ma se vuole abbiamo un soggiorno piuttosto confortevole, se per lei va bene -
- Un invito, quanta gentilezza. Ma vedo un’altra signorina al suo fianco, non so se sia d’accordo con la sua idea; le dico che mi farebbe enormemente piacere intrattenermi con voi, senza voler offendere o fermarmi più del dovuto - guarda Nist e lei si scioglie, sentendo un calore molto più divampante di quello che sprigiona naturalmente il corpo costretto in un impermeabile sintetico.
- Mmh… veramente… ehm… sarei un’orata della sua presenza - balbetta Nist dopo alcuni secondi di profonda riflessione.
- Da quello che posso capire una scelta è stata fatta, quindi perché restare ancora sotto le assillanti gocce? Signore, nonostante abbia capito dove abitate lascio volentieri che mi facciate strada verso la vostra dimora, non indugiamo oltre! - e nel dire questo appoggia le sue mani su una spalla a entrambe, assolutamente ignare di quello che lui possa aver detto, una troppo presa dal suo moto interiore, l’altra perché dotata dalla natura.
Arrivati a casa le sorelle si tolgono le giacchette bagnate e prendono il soprabito di lui, assolutamente asciutto. Osservano prima l’indumento, poi lui, poi tra loro e poi di nuovo lui, che le guarda entrambe divaricando leggermente gli occhi e sorridendo.
- Si direbbe che lei è un tipo di indole allegra e asciutta - commenta Stand.
- Quanta sagacia mia cara, il suo acuto colpo d’occhio fa presumere che lei sia iscritta a una tra le più accreditate Università di questa città ignota ai lettori -
- La ringrazio, ma sono fiera di poter ammettere che tutto quello che sono lo devo alla Brassica Oleracea che mi ha generato - e nel dire questo ringrazia wikipedia con un delicato gesto della mano.
- Sono impressionato! Qua da voi poi è tutto molto bello, arredato con il fine gusto che solo due donne, una delle quali molto silenziosa, possono avere. Mi dica signora taciturna, posso sapere qual è il nome suo e della vostra amabile compagna? - e nel sentir pronunciare queste parole Nist sembra voglia vomitare, ma ingoia il principio del rigurgito e, con alito pesante, risponde:
- Siamo le due Miss chiamate Nist Ogy e Stand Under. Il primo è l’epiteto che mi appartiene, col secondo potete appellarvi a mia sorella, unita a me solo dalla discendenza e nient’altro. Volete sedarvi e dirci il vostro nome? - ancora un po’ sobbalza, ma sembra che abbia ripreso l’uso della parola.
- Mi piacerebbe a dire il vero fare un giro per la vostra dimora, accompagnato da entrambe, s’intende. Desidero vedere le stanze che vi accolgono, e capire se rendono giustizia alla vostra gentilezza -
Stand lo prende a braccetto e si avvia senza aggiungere altro, Nist per un po’ è scossa da tremiti, schiuma leggermente dall’intersezione sinistra tra le sue labbra, poi, dopo un leggero tocco di epilessia che le da lustro agli occhi, li segue. Dapprima lo portano al bagno, dove educatamente chiedono se desideri rinfrescarsi o adempiere a qualsivoglia tipo di dovere fisiologico, e rimangono fisse ad aspettare sulla porta; lui ringraziando declina l’invito. Poi è la volta della cucina, capolavoro dell’arte cuochiaia; in verità le due ne sfruttano ben poco le risorse, essendo abituate a una dieta composta da aggregati minerali spontanei e teflon. Nonostante questo le dispense sono piene, e le sorelle offrono all’ospite tutto ciò che contengono. Le dispense, non le sorelle, s’intende; egli rifiuta ancora, e le incita a proseguire. Passano allora al ripostiglio, regno dell’ordine assoluto: non c’è arnese fuori posto, nessuna chiave inglese manca dal raccoglitore, non un cacciavite spuntato, un martello abbandonato da una parte, una scopa sfilacciata; l’uomo si complimenta con entrambe per non essere mai state costrette a usare quegli oggetti, sui quali altrimenti apparirebbero inequivocabili i segni dell’usura. Loro ringraziano emettendo lo stridire dell’Athene Noctua, poi proseguono arrivando in salotto, dove comodi divani attendono solo che qualcuno vi si posi sopra stremato, e un grammofono emette il fruscio di una testina che sfrega su un vinile vuoto; Stand indica all’uomo un giaciglio di cuscini, su cui può riposarsi se vuole, ma tutt’altro che stanco lui desidera andare avanti, svelare i luoghi remoti in cui si sono formate le due sorelle. È così che passano davanti alla camera da letto dei genitori, in cui riposano immote urne cinerarie che mai hanno visto polveri umane; e poi la gabbia del canarino e il tostapane, la cuccia di un cane che non c’è, il ristoro balneare per tartarughe esiliate dal Polo Sud, la vasca dove molti anni prima è stata affogata una coppia di pesci rossi, si sa in queste vecchie case c’è sempre una storia macabra che attende di essere raccontata. Finalmente arrivano nel fulcro pulsante della casa, la camera da letto di Nist e Stand, dalla quale l’ospite inaspettato è stato rapito con gli occhi per la prima volta; entrano e lui subito si distende su un letto, concedendosi un lieve riposo dove solitamente si adempiono gli obblighi nei confronti di Morfeo; no, non farsi di eroina, sognare.
- Mie care, qua è tutto così affascinante e pieno di vita che sarebbe per me una gioia allietarmi ancora a lungo in vostra presenza, ma un crampo all’esofago mi assale; non è che una di voi potrebbe gentilmente portarmi dell’acqua speziata leggermente con radici e bacche di Giusquiamo nero? So che in queste zone se ne trova in abbondanza - e adesso al lettore piacerebbe ancora di più sapere dove ci troviamo.
- Certo - rantola a malapena Nist, che esce contorcendosi.
Stand e l’ospite rimangono immobili a guardarla uscire, e mentre lui pensa quanto aggraziati siano gli spasmi della donna, Stand si denuda.
- Pofferbacco! Quanta bellezza e quanta fortuna nell’ammirare un tale spettacolo, le doti che le sono state concesse vanno ben oltre il suo intelletto; ma la prego, non mi sento degno di una tale visione -
- Perché cosa vede? - chiede Stand aprendo le braccia.
- Signorina, lei è piuttosto nuda, direi che ad eccezione dell’epidermide nient’altro la copre; ma, la prego, non si tolga pure quella -
- Oh! Lei ha proprio ragione, mi perdoni; sa, ancora non ho imparato ad allacciarmi le stringhe delle ballerine, elemento portante del mio vestiario. Provvedo subito - e con aggraziata lentezza esegue il proposito.
- E io che credevo di dovermi finalmente abbandonare al piacere - sussurra lui tra se, sconsolato.
Nist ritorna poco dopo, portando un mojito analcolico e un barattolino di nutella avviato, anche se non sappiamo da chi; lo straniero la guarda intensamente, ringraziandola con un lieve bacio sulla guancia: Nist sviene senza pietà. Lui, allarmato, manda Stand a prendere della vodka economica alla pesca, e adagia il corpo dell’altra sul letto; poi le si siede accanto e le prende la mano:
- Dea, che cosa ti ho fatto? Volevo solo esprimere quanto apprezzabile fosse stato il tuo gesto non richiesto o forse solo derivato da una erronea interpretazione, come forse solo tua sorella sarebbe stata in grado di fraintendere. Ma vedo che riprendi piano conoscenza, gioia! Da anni cammino senza trovare riposo o fissa dimora, da sempre cerco di spiegare il motivo per cui sembro destinato a perdere tutto ciò che ogni volta ottengo, ma finora era stata poca cosa dover cambiare continuamente luoghi e frequentazioni, prima di conoscerti la perdita non mi era mai sembrata tale, solo una costante mutazione. Ma adesso ne capisco la portata, e mai vorrei doverti lasciare - sincere e piene di tristezza erano le parole.
- Tralasciando il fatto che ero svenuta mentre parlavi e tutt’ora non mi sento in grado di articolare ragionamenti coerenti, mi chiedo perché tu debba abbandonarmi. Anch’io fino ad oggi non conoscevo che il disprezzo per me e per la coinquilina che adesso non vedo, nonostante nell’aria ci sia uno sgradevole odore di Pruno Persico etilico. Prima di vederti ogni cosa affogava nell’incessante grigio monocromatico, ma ora quasi distinguo il bianco dal nero, e tu da entrambi e meglio di qualsiasi altra cosa vedo, e sento come se al mondo non esistesse più l’eterosoma da ma tanto odiato. Cos’è che riesce a sconfiggere persino ciò che la natura mi ha marchiato addosso? Non saprei definirlo articolando parole con la mia bocca, ma se premessi le tue labbra sulle mie forse riuscirei a esprimermi meglio - e detto questo si baciano, primo bacio per lei e ultimo per lui, unico per entrambi.
Torna Stand, ma i due sono sempre attaccati, e sembra non vogliano o possano separarsi; la giovane versa la bevanda tonificante sulla testa di lui, sperando che segua la convergenza dei tratti somatici che sembra vogliano entrare dentro Nist. Lui non capisce, è ghiacciata, si stacca distratto e solo dopo un attimo si rende conto che mai più gli sarà concesso anche solo emulare il gesto; come Orfeo maledice la svista fatale che gli allontana tutto ciò per cui fino a quel momento era valsa la pena vivere. Le lacrime amare mischiandosi al liquore ne compensano la stucchevole dolcezza, e scappa senza salutare, senza riprendere il soprabito fugge veloce sotto la pioggia, che ancora una volta gli fa spazio, notando inoltre che si è già sciacquato abbastanza.
- Ma perché l’hai fatto? - chiede Nist, impallidita.
- Fatto cosa? -

Per quanto corra Don Aban non arriverà mai.

1 commento:

J ha detto...

Beh cavolo, un mito greco mischiato alla plastica e cosparso di wikipedie.
Mi piace come al solito, uno stile buono, sempre piu barocco? voluto o evoluzione?
Gioco di nomi e metatesto lo rendono ancora di piu un viaggio onrico.
Come tuo assiduo lettore aprezzo il nuovo lavoro, intenso.
Buon proseguimento e come al solito continua cosi, non vedo l ora di vedere un libro pubblicato!