venerdì 1 febbraio 2008

Favola d'Autunno

Tanto tempo fa, in una terra non così lontana ma sicuramente più a nord di qua, Alos, la principessa dei sospiri, guardava verso il mare; non ci è dato sapere se lo vedesse davvero perché ancora non è chiara la geografia del luogo o il tempo in cui si svolge la vicenda; sappiamo però che si era in un periodo in cui molte cose dovevano ancora essere decise: la pizza non imbandiva le corti della camorra, l’erba della Jamaica non veniva mischiata con il tabacco ma con la citrosodina, non esistevano le stagioni e l’odorato dei lemuri era ancora in fase di sperimentazione; il gorgonzola c’era già, però non si sapeva con cosa abbinarlo, c’era la collezione di figurine del Papa eppure Gesù non era nato, l’aceto balsamico non era balsamico perché non esisteva Modena. Ma una cosa c’era, ed era bella e profumata come lo è oggi: i fiori. Sette in tutto il mondo. Non potevano morire perché non esistevano le stagioni, non volevano dire niente perché non c’erano convenzioni, non te ne venivano dati molti come nelle promozioni, non venivano mangiati durante laute colazioni eccetera continuate voi. Ma perché abbiamo nominato Alos per dimenticarla già? E perché guardava il mare? Un attimo di pazienza. Sei di questi fiori erano già stati colti per essere regalati alle sei donne più belle del reame [o del rame]; le donne che li avevano ricevuti in dono da valorosi guerrieri ammazzadraghi [lavoro facile perché i draghi non esistevano manco allora] l’avevano data via subito, motivo per cui i sei maschi fortunati si erano messi d’accordo e avevano aperto un bordello alle pendici del monte “è verso est” [che poi è stato accorciato “Everest” per praticità]. Lentamente le giovani erano sfiorite insieme ai loro empatici doni [che non morivano ma soffrivano comunque], fino al giorno in cui alcune menti geniali al servizio di sua mestà [era molto triste - ma sua di chi?] inventarono contemporaneamente la tinta per capelli e il giardinaggio. Le sei oche da accoppiamento e gli organi riproduttivi delle spermatofite poterono tornare a mostrare il meglio di loro, pur ancora ignari che con questo piccolo gesto una cosa più grande e grave era nata: la MENZOGNA.

Viveva al tempo a Pomezia [la città del ponteponentepontepi tappetapperugia] un cavaliere di dubbio valore e gusti che passava le giornate a cavalcare nelle desolate lande attorno alla sua città natale; era di ricca famiglia, ma era stato allevato da una coppia di zebre a pois perché al tempo dovevano essere ancora inventate le tate [per questo si dice “inventate”] e il progetto delle zebre doveva essere rivisto. Il giovine crebbe forte e di bell’aspetto, nessuna donna e nessun equino avrebbe saputo resistere al suo ammaliante odore muschiato. Si, ma Alos? Pazienza. Sfortunatamente IIIH [questo il nome scelto per lui dalle zebre] non aveva aspettative nella vita, sembrava deciso a prosciugare i danari della famiglia senza neanche dar loro la speranza di una discendenza: a lui sembravano non interessare le schiere di gnocche incredibili che gli si prostravano innanzi; ma gli ormai anziani genitori pazientavano, sperando che l’amore improvviso o la voglia di sesso gli facessero fare un passo falso, ingabbiandolo nella paternità.

Successe un giorno che IIIH si aggirava a piedi lungo il corso del fiume “da Niubbo” [fiume del middle est lungo il quale si riunivano i rompipalle dei forum e se gli chiedevi qualcosa ti rispondevano con un emoticon] in cerca di avventura, quando vide improvvisamente alla sua sinistra ergersi una montagna di incommensurabile portata; conscio che la geografia era un grosso problema a quel tempo decise di arrampicarsi lungo le pendici taglienti, piene di meretrici giganti e piranha terrestri; per fortuna portava con se il suo spadino per aprire le lettere delle spasimanti. Camminava da ore ed il sole iniziò a sorgere; IIIH non sapeva che fare, si era completamente dimenticato di questo avvenimento, aveva percorso come stregato i sentieri in salita e adesso il colossale astro stava per splendere in cielo; iniziò a sudare e piangere e sanguinare dai pori, poi si ricordò che non era un vampiro e quindi poteva continuare tranquillamente. Il sole era già alto quando sul sentiero che stava tracciando lui per la prima volta trovò una biforcazione con un cartello che indicava le specialità del luogo: andare a destra verso le rocce insanguinate e i piccioni in umido o a sinistra nel pendio della disperazione e degli alberi di ginepro mangiauomini? Ardua scelta; optò per la sinistra, non aveva mai digerito il piccione. Aveva fatto che qualche centinaio di chilometri che si trovò di fronte qualcosa che non si sarebbe mai aspettato di trovare li: un ginepro mangiauomini! Si da il caso che secondo un’antica leggenda del suo paese in questa specie arborea, dentro al troncanale digestivo si trovava lo stuzzicadenti della distruzione di massa dolorosissima; notò quindi che involontariamente si era imbattuto non solo nella pianta, ma anche nelle funzioni proppiane: era nella prova qualificante! Decise di affrontare subito la pianta ed estrasse lo spadino, che non c’era più perché era caduto pochi centimetri dietro di lui, ma proprio nella zona d’ombra del suo sguardo fallace. Dopo averlo cercato per un paio d’ore si girò verso la pianta con gli occhi lucidi e notò che si era suicidata per la noia impiccandosi a un ramo. Potè prendere possesso così della stupefacente arma. Continuò il suo cammino verso la vetta per giorni e anni ancora quando finalmente giunse, in una notte di tempesta, sulla cima innevata. Il vento soffiava forte, il sole era calato, di fredde foglie morte… [era una canzone delle medie scritta da un mio amico, ma l’ho dimenticata]; insomma, pur non sapendo ancora che ci era venuto a fare così in alto e in mezzo a tutto quel ghiaccio un vago senso di soddisfazione lo pervase, nella vita aveva finalmente portato qualcosa fino in fondo. Ma lassù una nuova sfida lo attendeva: la prova decisiva! Un transessuale di 13 metri gli si stagliava innanzi vestito solo di un perizoma pitonato e una borsetta di tulle nella quale si intravedeva un dildo di ragguardevoli proporzioni; il losco figuro sosteneva che IIIH gli dovesse dei soldi per un servizietto che molti anni prima aveva fatto a una zebra a pois. IIIH stava per dire che non intendeva pagare i conti irrisolti del suo allevatore, ma si accorse di avere un ossicino di formica tra i denti, e che figura ci avrebbe fatto a parlare con la bocca sporca davanti a una persona così bene in vista. Che fortuna, frugandosi in tasca trovò proprio uno stuzzicadenti! Fu un attimo: a lui saltò via la mandibola, ma in compenso il gigante esplose in un turbine di carne e silicone e tinta per capelli, le stelle caddero, la luna si tinse di rosso sangue, e i cavalieri dell’apocalisse diedero la biada ai loro destrieri. IIIH non si sentiva proprio benissimo e decise di scendere, quando qualcosa attrasse il suo sguardo. Alos? No, ma di che?! Era una piccola creaturina viva in tutta quella morte, una cosa rara di incredibile valore che aveva atteso a lungo che qualcuno la raccogliesse: il 7° fiore, il più bello [perché tanto è sempre così]. IIIH sapeva della sua esistenza e fu piuttosto contento di averlo trovato; lo rincartò in un vecchio giornale e scese dal monte con un salto.

Nel frattempo Alos [!EVVIVA!], che continuava risoluta a guardare verso il mare, notò scendere da una montagna di recente formazione un giovane piacente che sembrava prossimo a dover mettere in atto la prova glorificante, così lo chiamò:

- HoOiIIIH!!! -

Il giovane si senti chiamato in causa e le rispose, pur non parlando ancora molto bene [nonostante si fosse fatto fare una protesi dal mastro ferraio del monte]:

- HALOOos - e le si avvicinò.

Incoscienti entrambi di essersi chiamati per nome si trovarono di fronte o comunque a pochi piani di distanza, e fu subito chiaro che qualcosa di meraviglioso stava per nascere. IIIH tirò fuori il fiore. Alos impallidì, ebbe un conato che cercò di trattenere, ma ci riuscì solo in parte, svenne, venne rianimata ma svenne di nuovo e entrò in coma, poi ritornò alla vita ma seppe che il suo canarino disfasico era morto e così si mise a piangere, poi si ricordò del giovane col fiore e si affacciò di nuovo alla finestra, strepitando come una che non vede l’ora:

- Il settimo fiore, oh splendore! Tu giovane straniero che hai varcato le soglie del mio cuore dopo aver affrontato indicibile prove e traversie innumerevoli con estremo dolore, dimmi, hai portato a me quel magnifico dono? -

- A tu… No! – rispose IIIH, che chiamò il suo cavallo e glielo diede da mangiare; poi si allontanò palpando i posteriori dell’equino.

Alos era sbiancata, non riusciva neanche a piangere, ne tantomeno a ridere, così iniziò a fare la maionese, che ben si addiceva al suo stato catatonico, e anche perché le serviva qualcosa di ipercalorico, visto che uno strano vento freddo iniziava a spirare da nord…

IIIH aveva inconsapevolmente pronunciato le parole magiche che avevano dato il via alla rotazione delle stagioni, partendo proprio da quella in cui i fiori perdono vita e si accasciano a terra esanimi; e così avvenne per i sei nelle mani delle donne la cui tinta per capelli aveva iniziato improvvisamente a perdere colore. A nulla servirono le amorevoli cure dei giardinieri e dei parrucchieri [neanche invertendosi i ruoli], per 3 lunghi mesi e ancora per i 3 successivi [questa però è un'altra storia] la decadenza regnò in quel reame non così lontano. Per dare un nome che riecheggiasse in eterno a questi 90 giorni circa vennero scelte proprio le incaute parole che il giovane IIIH aveva pronunciato rivolto alla bella Alos, spezzandole il cuore e, conseguentemente, facendola ingrassare a bestia; in compenso IIIH si è felicemente sposato con il suo destriero e adesso sono in dolce attesa di un puledro muschiato.

E ricordatevi sempre che i peccati dei padri ricadranno sui figli [vedi la famiglia skywalker] e che alla fine è sempre meglio una scatola di cioccolatini o un barattolo di maionese.

1 commento:

J ha detto...

Qualcuno ha studiato qualcosa al corso di scienze della comunicazione? nnnn'è vero?

Buono, con una spruzzata di linguistica e anche un po di nerdume :-).

A priesht'

Pino "the scortichetor of iguanas-bananas"